Matematica on the road e molto altro…

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Come sapete già, ci piace condividere le buone practice! E oggi abbiamo il piacere di presentarvi la maestra Cristina Sperlari e il suo blog “Il Piccolo Friedrich”! Leggete l’intervista per scoprire i suoi interessanti progetti.

Educationland: Il progetto “Matematica on the road”. Come è nato? Ci sono collaboratori che La aiutano? Questo  progetto è rivolto esclusivamente agli insegnanti o anche ai genitori? 

Maestra Cristina: Il progetto “Matematica on the road” è nato nel 2011 nella città di Cremona, dove allora abitavo. Mi è stato chiesto dalla Biblioteca di Cremona di proporre un corso di formazione per gli insegnanti delle scuole primarie cittadine sulla Didattica della Matematica. Mi ero laureata da poco, ma ricordavo benissimo un percorso che mi aveva particolarmente colpito e che aveva coordinato l’Università Statale di Milano, Dipartimento di Matematica, grazie al lavoro di due bravissime docenti (la Prof.ssa Simonetta Di Sieno e la Prof.ssa Maria Dedò) che ho avuto la fortuna di conoscere nel mio percorso di studi. Il progetto si chiamava MateMilano e, attraverso una mostra e un testo ancora in commercio, illustrava dei possibili percorsi didattici che partivano dall’osservazione di una città (in questo caso Milano) e dei suoi svariati dettagli topologici, geometrici, strutturali. Il percorso illustrato era però “alto”, cioè dedicato a studenti di scuola secondaria o universitari.

Ho quindi pensato di riadattarlo in due modi: innanzitutto ho scelto come contesto la mia città di origine, Cremona; poi ho stabilito il mio target: gli alunni della scuola primaria. Quindi ho riadattato e ripensato alcune delle attività per i bambini, le ho sperimentate con la mia classe e ho realizzato il corso di formazione laboratoriale con gli insegnanti della scuola primaria della città, grazie al quale abbiamo potuto ripensare alla matematica come strumento per indagare il proprio territorio, in maniera utile e appassionante.

Dopo il corso (anzi, i corsi, perché più avanti è stata attivata una seconda edizione), ho anche coordinato dei tour cittadini che andassero ad esplorare gli aspetti matematici della città. Gli insegnanti presenti, inoltre, hanno sperimentato nelle loro classi alcune delle attività proposte, permettendomi di condividere un archivio di esperienze riproducibili anche in altri contesti (basta solo cambiare gli elementi, ma la struttura dell’“esplorazione matematica” rimane la stessa!).

Da allora ho esteso il corso anche ad altre città, proponendo la medesima strategia d’indagine, ma partendo da luoghi e caratteristiche differenti del territorio.

Ho anche autoprodotto un piccolo testo in cui descrivo il progetto ed elenco le varie attività realizzabili con i bambini.

Per quanto riguarda i collaboratori, solitamente si tratta dei miei familiari, in particolar modo di mio marito.

La formazione è principalmente rivolta agli insegnanti, con una ricaduta diretta sugli alunni delle scuole primarie. Sto però pensando a un adattamento del progetto per le famiglie e, più direttamente, per i bambini, attraverso la proposta di alcuni laboratori che realizzerò a breve nel territorio in cui ora vivo (provincia di Como). Potrà essere un’occasione e una nuova opportunità per divulgare buone pratiche legate alla matematica e per mostrare il senso e il significato che il fare matematica può avere nella realtà di tutti i giorni.

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EducationLand: Il suo blog e’ ricco di spunti utili e interessanti. Ogni alluno è diverso, e’ possibile applicare i metodi diversi nella stessa classe? Come?

 Maestra Cristina: Certamente, anzi direi che è indispensabile!

Nel mio blog vengono appunto illustrate diverse modalità di lavoro per raggiungere obiettivi particolari. Io prediligo le metodologie attive e le attività di laboratorio, perché credo siano quelle più efficaci per raggiungere in maniera duratura gli apprendimenti. Dalla mia esperienza e dai miei studi posso affermare che l’uso di queste metodologie di lavoro è la via più “naturale” per i bambini, che spontaneamente sono portati a sperimentare con le proprie mani e da più punti di vista un concetto, per comprenderlo fino in fondo.

A scuola è quindi indispensabile fornire esperienze pratiche e differenti materiali che supportino l’apprendimento di concetti di base, come pastina e scatoline per arrivare al concetto di decina, strumenti di vario tipo per apprendere gli algoritmi e il significato delle operazioni, esperienze realistiche e autentiche per poter risolvere i problemi e così via.

Nella mia classe i bambini hanno sempre a disposizione vari strumenti (molti li descrivo nel mio blog) che possono utilizzare autonomamente per le varie attività quotidiane. La nostra aula tematica scientifica permette proprio di ritrovare in spazi dedicati e ben organizzati i materiali che servono in ogni situazione.

Un’altra strategia che ritengo indispensabile è quella di differenziare il lavoro, anche attraverso delle attività di gruppo. I bambini hanno stili di apprendimento diversi e raggiungono i vari obiettivi in momenti differenti, anche perché ciascuno di loro necessita di modalità, strumenti e tempistiche del tutto personali. Per questo in classe settimanalmente organizzo gruppi di lavoro che si concentrano su attività simili o differenti, a seconda dell’obiettivo che mi pongo.

Ad esempio, alcune volte organizzo gruppi di lavoro che operano su un medesimo problema. In questo caso i gruppi sono abbastanza ristretti (2/3/4 membri) e sono composti da alunni con differenti livelli: in questo modo c’è chi può essere aiutato e chi può dare una mano al compagno, attraverso uno spontaneo intervento di tutoring. Altre volte invece organizzo gruppi che lavorano su attività diverse (anche senza esplicitarlo direttamente ai bambini): in questo modo posso affiancare i gruppi che hanno più bisogno del mio supporto (quindi lavorare sul recupero) e potenziare invece le abilità dei bambini che possono dare di più, attraverso attività più stimolanti e adatte al loro livello.

Oltre a questi momenti, al termine delle attività guidate propongo anche attività che rendano i bambini autonomi e liberi di scegliere le attività su cui esercitarsi. Ad esempio propongo attività che utilizzino materiali accattivanti, ma che costringano implicitamente i bambini a misurarsi con sé stessi (ad esempio i “dadi maracas” che i bambini adorano, ma che li portano a lavorare individualmente e realizzare il lavoro fin dove riescono: c’è chi fa due pagine di lavoro, chi mezza…a me basta!). Oppure, specialmente al termine di altre attività, i bambini possono utilizzare la scatola delle “Schedine”, ovvero dei materiali che io ho prodotto appositamente per i miei alunni, organizzati in categorie (operazioni, numeri, problemi, logica, geometria) che i bambini possono scegliere e svolgere sul quaderno, in base alle proprie potenzialità e inclinazioni. Sono comunque esercizi, ma più liberi e che prevedono anche una scelta autonoma e una valutazione delle proprie possibilità e incertezze.

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EducationLand: Classe in movimento- cosa vi ha spinti alla realizzazione di questo progetto? Come siete riusciti a convincere i dirigenti e tutti gli insegnanti a partecipare? Quanto tempo ci avete messo ad avviare il progetto? 

Maestra Cristina: Il Progetto Classe in Movimento è uno di quei sogni nel cassetto che da tanto tempo avevo in mente, ma che, prima di quest’anno, temevo non fosse realizzabile!

Tre anni fa, parlando con una collega, avevo sentito che una scuola della mia provincia aveva realizzato un progetto simile, come sperimentazione. Ho chiesto quindi delucidazioni e ho capito che la proposta era…fattibile!

Ho quindi esposto la proposta alle mie colleghe di team, che all’inizio hanno espresso alcune perplessità, soprattutto perché i bambini erano piccoli (classe prima) e si temeva potessero essere destabilizzati da un’organizzazione completamente nuova. Ma l’idea è piaciuta e piano piano ha iniziato a entrare nelle nostre menti come una cosa realizzabile e soprattutto utile per diversi aspetti organizzativi.

Prima di tutto materiali e strumenti: in un’organizzazione di tipo tradizionale, è necessario replicare materiali per diverse volte se si hanno più sezioni (noi ne abbiamo tre!): tre tavole pitagoriche da parete, tre scatole con le forme geometriche, tre alfabetieri, tre cartine dell’Italia, …insomma, un gran dispendio di materiali e spazio!

Inoltre in un unico spazio radunare i materiali di tutte le discipline diventa caotico e ristretto! Si “litiga” sempre un po’ con i colleghi per la conquista delle pareti! E la fruizione da parte dei bambini ne è compromessa: immaginate per un bambino piccolo come può essere difficile orientarsi tra tante informazioni appese vicine in un’unica stanza! Dovrebbero aiutare a chiarire, non confondere!

Terzo aspetto: la disposizione dei banchi. La collega di italiano preferiva i banchi orientati verso la lavagna per favorire le attività di scrittura o copiatura. Io invece preferivo organizzare i banchi ad isole per le attività di gruppo. Insomma, quasi ogni giorno ci ritrovavamo a dover spostare i banchi e le sedie da un’ora all’altra…una vera confusione!

Grazie alle classi tematiche questi problemi sono tutti risolti e, inoltre, ci sono ulteriori vantaggi, come la possibilità di arredare gli spazi in maniera più funzionale e con tanti più materiali rispetto a prima; la creazione di momenti di stacco dalla lezione per i bambini, nei quali si spostano e rilassano la propria mente; il miglioramento della concentrazione anche attraverso il cambio di spazio e la riattivazione della curiosità; l’autonomia e il senso di responsabilità che vengono valorizzati e potenziati attraverso la condivisione di spazi e materiali da parte di tutti i bambini. Insomma, tantissimi vantaggi che a noi sono sembrati sempre più importanti!

Abbiamo così deciso di proporre al nostro Dirigente questo progetto, sapendo però che c’era ancora l’ostacolo più grande da fronteggiare: l’orario scolastico!

Per permettere alle tre classi di ruotare nei tre spazi era infatti necessario costruire un orario ad hoc senza sovrapposizioni. Per questo motivo, il nostro dirigente, molto disponibile e aperto alle innovazioni, ci ha proposto di costituire una commissione nella quale abbiamo strutturato un orario particolare, che avrebbe permesso l’attuazione del progetto Classe in Movimento.

Una volta costruito e approvato l’orario (non senza fatica!) la realizzazione del progetto è stata tutta in discesa: abbiamo chiesto il finanziamento da parte della scuola per alcuni arredi (molto economici, ma funzionali) e materiali per le classi. Diversi genitori ci hanno supportato regalandoci strumenti e attrezzature utili alla didattica e rendendosi disponibili per piccole attività di bricolage. Abbiamo passato l’estate a preparare il nostro grande progetto e a settembre abbiamo convocato un’assemblea informativa per illustrare alle famiglie la sperimentazione.

Ed infine, in classe terza siamo partiti con questo progetto che sta dando davvero grandi soddisfazioni!

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EducationLand: Ci racconti del Suo nuovo progetto “Maestra con il tablet”? 

Maestra Cristina: Il progetto “Maestra con il Tablet” è una sorta di percorso di formazione gratuito e online che realizzerò a partire da metà novembre sul mio blog e sulla mia pagina Facebook attraverso post e video esplicativi che aiuteranno gli insegnanti a familiarizzare con questo strumento per realizzare attività didattiche.

I bambini e i ragazzi che seguiamo a scuola sono nati in un contesto nel quale tablet, smartphone e computer sono pane quotidiano e strumenti di lavoro ormai indispensabili. Noi insegnanti “vecchia generazione” siamo ancora molto legati alla carta e a strumenti meno digitali.

Sicuramente va trovata una mediazione tra i due stili di apprendimento e di utilizzo delle risorse, ma è altrettanto necessario per noi avvicinarci alle novità sia per stare al passo con i tempi, sia per comprendere meglio come imparano i bambini di oggi, anche attraverso le nuove tecnologie.

Inoltre, cosa non secondaria, imparando ad utilizzare questi strumenti in maniera più autonoma e creativa, possiamo aiutare gli stessi bambini a fare un uso consapevole e a scegliere come sfruttare queste risorse senza incappare in pericoli o in “trappole” nascoste.

Il tablet può essere un validissimo strumento a supporto della didattica anche attraverso alcune app dedicate esplicitamente all’apprendimento.

Spero di aiutarvi a farvi conoscere nuove modalità didattiche e nuove possibilità attraverso i miei post!

maestracriEducationLand: Quali sono le 3 cose più importanti che Lei deve trasmettere ai bambini durante il percorso della scuola elementare? 

Maestra Cristina: Credo che i tre aspetti più importanti su cui concentrarsi a lavorare con i bambini durante il percorso alla scuola primaria siano questi:

  • Imparare ad essere curiosi, a farsi domande e a cercare risposte. Credo che questa sia una delle competenze più importanti per il giorno d’oggi. Significa non accontentarsi di ciò che ci viene riferito, ma aver voglia di approfondire, di ricercare, di indagare, saper scegliere le fonti autorevoli, scientifiche e adatte al mio tipo d’indagine, non fermarsi all’apparenza, ma andare a fondo e farsi un’idea personale, supportata da prove valide. È una competenza molto alta e che si costruisce via via fino all’età adulta, ma che sicuramente va avviata e coltivata fin da quando si è piccini. E così anche alla primaria lo stimolo alla ricerca personale di piccole e semplici informazioni, l’accogliere le domande che spontaneamente fanno i bambini per non spegnerle, il rilancio delle stesse domande per spronarli a cercare da soli una risposta, il mostrare quanto possa essere superficiale una “fake news” e quanto sia semplice smascherarla attraverso un minimo di ricerca, sono tutte azioni semplici ma fondamentali per arrivare a costruire uno spirito critico, fin dalla più tenera età. Essere curiosi, usare la critica, interessarsi significa prima di tutto sviluppare la logica e il ragionamento che aiutano in questo percorso di conoscenza del mondo e di scoperta continua.

 

  • Imparare a collaborare e a rispettare i punti di vista degli altri. L’aspetto sociale è sicuramente uno di quelli da privilegiare a rafforzare maggiormente alla scuola primaria. È qui infatti che i bambini iniziano il loro percorso di conoscenza e condivisione del mondo con gli altri. Sempre di più, al giorno d’oggi, i bambini faticano a costruire rapporti sociali con i pari in modo spontaneo e sereno perché quasi sempre sono condizionati dagli adulti che stanno loro intorno e che (un po’ per proteggerli) non permettono loro di gestire direttamente il contatto con gli altri. C’è sempre purtroppo la paura che il proprio figlio “si faccia male”, venga preso di mira, non sopporti un rifiuto o si lasci coinvolgere in qualche guaio. Per questo siamo portati a difendere strenuamente ogni suo piccolo passo, ad anteporci nel momento in cui inizia a fare amicizia con qualcuno e a gridare all’allarme ancora prima che sia successo qualcosa di veramente grave. I bambini hanno un estremo bisogno di autogestirsi nei rapporti sociali, altrimenti che adulti saranno domani? A scuola possono misurarsi con gli altri in un ambiente che non è del tutto libero (c’è sempre la sorveglianza e la guida dell’insegnante), ma è sicuramente più aperto e allargato dell’ambiente familiare. Ed è in questo contesto che, sperimentandosi con i pari, possono crescere moltissimo dal punto di vista sociale, imparando giorno dopo giorno che cosa sia il rispetto, come e perché aiutarsi nei momenti di difficoltà, che cosa voglia dire condividere spazi, materiali, tempi, amici e come sia importante collaborare per arrivare a uno scopo comune. Queste competenze sono interdisciplinari, cioè non riguardano la matematica, l’italiano o la storia, ma tutte le discipline e tutti i momenti che si passano insieme a scuola (comprese le ricreazioni e le mense). È per questo che l’attenzione a scuola, oltre alle diverse discipline e all’istruzione, deve essere sicuramente posta anche sull’educazione e sull’acquisizione delle competenze sociali che sono importantissime, al pari del conoscere le tabelline o del saper scrivere un testo corretto.

 

  • Imparare a non arrendersi e a perseverare verso ciò che ci fa stare bene. Molto spesso tanti bambini arrivano a scuola con poca voglia di mettersi in gioco, di provare, di sperimentarsi. Perché? Beh, perché tante volte anche a casa capita che per qualsiasi piccola difficoltà i genitori si antepongano e risolvano i problemi al posto loro. Non ti sai allacciare la scarpa? Tranquillo, te la allaccio subito io! Questa abitudine ad avere qualcuno che risolve i problemi al posto nostro a scuola si tramuta in un’insicurezza e un istinto ad abbandonare immediatamente ciò che ci sembra difficile, per dire: “Non sono capace!”. Ecco, la scuola (specialmente la primaria) ha la responsabilità di stimolare al massimo l’autostima dei bambini per aiutarli a capire che: “Sì, tu sei capace! Devi soltanto provare!”. Non è facile, soprattutto all’inizio con i bambini più piccoli. Proponiamo un problema non scontato né immediato e all’inizio vediamo quasi un blocco a priori. Il nostro ruolo sta proprio nell’eliminare via via quel blocco e dare ai bambini sfide non troppo facili, ma nemmeno insormontabili, per far capire loro che sono in grado di superarle. E la soddisfazione è enorme quando si comprende di essere riusciti da soli a superare qualcosa che sembrava impossibile da risolvere! L’autostima ne trae i maggiori benefici. Il ruolo della scuola è quello di dare a ciascun bambino la sua piccola sfida, che magari è diversa da quella di un altro compagno, ma è ciò che ci permetterà di raggiungere la vetta, passo dopo passo. Differenziare il lavoro è fondamentale per raggiungere questo risultato, altrimenti ci sarà chi si sente sempre “al massimo” e chi continuerà a non sentirsi mai all’altezza. Noi in classe abbiamo un motto, che sta appeso anche sulla parete dell’aula scientifica, accanto alla lavagna: “Ci sono le cose facili e poi ci sono quelle belle!”. Ecco, quando un bambino mi dice: “E’ difficile!” e sembra impietrirsi davanti a un problema che coglie come impossibile io lo invito a guardare quella frase e lo rassicuro dicendo che ce la può fare, lo affianco…e alla fine, dopo essersi impegnato e aver capito che l’ostacolo non era insormontabile, la sua soddisfazione nell’aver risolto una sfida complicata è ancora più grande! Non arrendersi, provarci e appassionarsi alle sfide “difficili” è un modo per spronare i bambini a una crescita continua, a non adagiarsi mai, ma a procedere sempre e a scoprire quanto può essere bello e gratificante imparare cose nuove usando le proprie forze. Tutto sta nelle sfide che vanno poste ai bambini e che devono essere scelte con enorme attenzione per non scadere né nella noia di una cosa troppo semplice, né nello sconforto di qualcosa di impossibile da raggiungere. La sfida della scuola quindi è anche nel credere nelle potenzialità di ciascun bambino! È per prima la scuola che non deve “arrendersi”, insomma!

 

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