Bambini pensano grande. Cronaca di una avventura pedagogica.

Il libro Bambini pensano grande” Cronaca di una avventura pedagogica.” di Franco Lorenzoni per me, come insegnante, come mamma, e come ex alunna, è stata una scoperta unica. È una vera e propria cronaca degli eventi, pensieri, parole, proposte, emozioni, domande, soluzioni, bellezza, tristezza, possibilitá, condivisione e amore, di una quinta elementare guidata dallo stesso Franco Lorenzoni. Una storia vera, ricca di cose vere, ma nello stesso tempo insolite per la scuola, quasi magiche e in alcuni casi irraggiungibili, ma così necessari per i bambini di sempre.

L’autore ci riporta le sue vere conversazioni con gli alunni, parola per parola, sugli argomenti profondi, a volte difficili da affrontare anche da grandi. Le pagine del libro ne sono colme.
Qui sotto Vi proponiamo alcune citazioni tratte dal libro. Leggetelo per intero, ne vale davvero la pena.

P. 48
“Buon insegnante non è chi induce i suoi alunni a pensare quello che pensa lui, ma chi fornisce elementi, idee, percorsi e collegamenti perchè bambini e ragazzi possano entrare dentro alle vicende della storia, ciascuno a modo suo.”

P. 50
“Partire da testi originali, immagini e frammenti credo sia fondamentale ad ogni etá, perché offre a bambini e ragazzi la libertá di costruire da sé il proprio percorso di conoscenza, ricercando e ragionando a partire dalla propria intelligenza, dal proprio stile di pensiero e dalla propria sensibilitá.”

P.83
“Quando insegno a bambine e bambini, vorrei sempre offrire loro la possibilitá di confrontarsi con la profonditá di quelle scoperte e di quei rivoluzioni, per sostenere e dare un senso alle loro fatiche. Non è facile cominciare a contare e contare bene, non è facile usare con destrezza le parole e cominciare a leggere e a scrivere, accettando e accogliendo regole stabilite da altri. O almeno, per alcuni non è facile. E sempre più mi convinco che in questo grande sforzo che chiediamo ai più piccoli possa aiutarli il ragionare sul senso che ha scrivere e contare, risalendo all’origine di queste pratiche umane e cercando di immaginare il giorno in cui un nostro lontanissimo antenato pensò che poteva dare un nome all’uno al due e al tre.”

P. 93
Nell’episodio che segue Franco Lorenzoni ci parla dell’idea di Roberta Passoni di usare la corrispondenza segreta con gli alunni che gli ha aiutato ad approfondire magistralmente la conoscenza di alcuni filosofi e scienziati… Ecco come è andata.

“Così un giorno arrivo in classe con una lettera che Empedocle ha scritto a Valeria, suscitando la curiosità di tutti. Nel giro di una settimana ciascuno di loro ha ricevuto una lettera scritra dal personaggio che ha scelto e a ricreazione vedo che si aggirano per la classe, mostrandosi e confrontando tra loro le lettere ricevute da Eraclito, Alcibiade, Teofrasto, Filolao […]
Nelle lettere cerco di raccontare, con un linguaggio il più comprensibile possibile, pensieri e ragionamenti dei 16 filosofi e scienziati individuati da ciascuno…
La corrispondenza ha un così grande successo che le lettere si moltiplicano e arrivano, a fine anno, a scambiarci 98 lettere. Io colleziono anche un bel pò di ore di insonnia, perché Roberta non mi aveva avvisato che la storia delle lettere fosse così impegnativa e onerosa. Ma ormai sono entrato nel gioco e non posso sfuggire alle loro richieste. Devo dire, però, che la responsabilità di dover pensare a come un filosofo si possa rivolgere a un ragazzo e, insieme, a cosa ha senso che io scriva proprio a Francesco o a Valerio, mi aiuta in quello che lo scostante linguaggio scolastico chiama PEI, Piano Educativo Personalizzato.”

P. 132
“Il tema della responsabilità, del resto, tocca un punto nevralgico del profondo malessere che caratterizza il nostro paese. Negli atteggiamenti e nella cultura corrente troppo spesso, infatti, prevale il gioco dello scaricabarile. C’è sempre qualcun altro o qualche condizione o istituzione che ci impedisce di fare ciò che vorremmo. Ci sono mille ragioni per denunciare e ribellarci contro ciò che non funziona, ma troppo raramente accompagniamo la critica al faticoso gesto di guardarci allo specchio e domandarci quanto noi, giorno per giorno, compiamo scelte concrete perché le cose vadano in un altro modo.”

P. 133
“In campo educativo, ad esempio, conosco una grande quantità di insegnanti che ci provano e si spendono in prima persona, mettendo tutta la loro energia nel dare senso e cercare di svolgere nel miglior modo possibile il proprio lavoro, anche in situazioni di grandissima difficoltà. Il loro esempio mi conforta perché dimostra che, quando la critica radicale a come va il mondo se intreccia a un impegno concreto e fattivo, le cose cominciano a cambiare. Bambini e ragazzi sono assai sensibili di fronte all’energia ed alla convinzione che gli adulti mettono in ciò che fanno e ne tragono le debite conseguenze.”

P. 166
“In terza siamo andati in treno a Firenze per visitare l’Accademia e gli Uffizi… e in quarta siamo andati a Roma per visitare due mostre al Palazzo delle Esposizioni… La frequentazione dell’arte dunque è stata continua, ma per esperienza so che se si vuole aiutare i bambini ad osservare delle opere d’arte è molto importante, prima, proporre attivitá concrete [….] altrimenti la visita ad un museo può non essere molto diversa da un distratto passaggio in un centro commerciale.”
Di seguito scopriamo quello che Franco fece con i suoi bambini per prepararsi alla visita al museo. È davvero sorprendente cosa si può fare coinvolgendo i bambini nel processo creativo…

Mi è dispiaciuto che il libro fosse finito. Era come se avessi fatto parte delle vicende della classe, come se avessi conosciuto e dialogato con loro. Sono bambini fortunati, davvero fortunati. Loro hanno saputo accogliere tutto ciò che il loro saggio maestro li ha saputo dare.
Io me lo ricorderò per sempre.

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