Scuola alternativa l’Arancia. Cosa succederebbe se i bambini decidessero tutto?

Il giornalista Alexander Murashev gira il mondo per scoprire come funzionano le scuole alternative di oggi: e già stato in Finlandia, Georgia, nel prossimo futuro ha intenzione di visitare la scuola inglese fondata dai 2 pensionati per i bambini che sono stati vittime di bullismo. Oggi vogliamo condividere con voi il suo racconto della scuola alternativa “L’Arancia” a San-Pietroburgo.

 

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Ogni discriminazione è sempre uguale: i forti si prendono il diritto di stare sopra quelli più deboli»,  —  così parla al pubblico in sala l’insegnante Dima Sizer. Dopodiché dà esempi di come venivano repressi i diritti delle donne, degli afroamericani… e come noi, senza accorgercene, trattiamo nello stesso modo anche i bambini. «Voi direte: con i bambini c’è una giustificazione. Abbiamo più esperienza, e loro —  cosa capiscono loro? Cosa ci possono dire? Se li diamo la libertà, allora…» Sizer si zittisce. I genitori riuniti in sala taciono in tensione. «Ma guardate la storia: le stesse domande si facevano all’epoca nei confronti delle donne e degli afroamericani».
Cosa succederebbe se i bambini decidessero tutto?
Dopo il primo discorso di Dima Sizer al quale ho assistito, applaudivo in piedi, completamente convinto della cosa principale. Sizer senza alcuna falsità possiede un dono incredibilmente raro: lui non ha perso il legame con il bambino che ha dentro. Forse per questo è riuscito a rispondere facilmente alla domanda che mette paura a maggior parte dei genitori: cosa succede se diamo ai bambini la possibilità di prendere tutte le decisioni da soli? Ho scoperto la risposta solo trovandomi nella scuola «L’Arancia»  — creata da Dima Sizer «La scuola della formazione informale» a San Pietroburgo.

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Quando devi dimenticare tutto quello a cui sei abituato.
Vedendo il parcheggio per i monopattini all’entrata, si capisce subito: questa scuola non è come le altre che avevo visto prima. «Come è che succede che i nostri bambini nascono curiosi, vogliono infilare il dito in qualsiasi buco, raggiungere tutto con la mano e toccare tutto. Ma all’improvviso compiono sette anni e i genitori vengono a dire: „Dima, non li interessa più nulla“.  —  Sizer mi fa una domanda retorica, contemporaneamente arrivando allo scopo della fondazione della scuola.  —  Perché è importante non perdere questo momento. Fare in modo che i bambini gridino dalla gioia di fare quello che amano. Se noi almeno li permettessimo questo …».
Gli alunni non vengono soltanto ascoltati: «L’Arancia» è gestita dal parlamento dei bambini che ha il potere assoluto. Nessuna decisione dell’adulto (non fanno eccezione né il direttore, né gli insegnanti) ha potere, se non fosse stata accettata e confermata dagli alunni. «Questa strana impressione che se diciamo ai bambini „fate ciò che volete“, allora distruggono tutto,   — dice Dima.  —  E’ tutto al contrario. Loro si impegneranno con piacere a fare quello che in quel momento considerano importante».
Il parlamento sceglie tutto —  anche la musica che suona qui al posto delle campanelle scolari assordanti. «Secondo me, è stato più difficile inventare le campanelle che non farlo,  —  dice Sizer.  —  Così c’è una divisione „ora lavoro, e ora mi riposo“, a causa della quale si crea uno squilibrio pazzesco poi nella vita». Quest’anno il parlamento ha scelto «Bella, ciao» di Goran Bregovic. Quattro minuti di musica leggera entro i quali si può finire la colazione in tranquillità, arrivare in un’altra aula, e camminando si può anche ballare un po’ —  ed è quello che fanno qui gli alunni ogni mattina.

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Nessuna aula con pareti vetrati mi fa pensare a un’immagine che conosco, dove i bambini sono seduti in file e ascoltano in silenzio l’insegnante. Al contrario, qui viene incoraggiato che gli alunni parlino tra di loro. «Se in aula c’è silenzio —  probabilmente la lezione viene svolta al cimitero,  —  dice Dima.  —  Quando vieni da un amico a prendere un tè, o bere del vino, non state in silenzio come due stupidotti, giusto? Nella vita noi comunichiamo sempre: io semplicemente non riesco a percepire l’argomento della lezione, se non comunichiamo». E qui non finisce la libertà: i bambini possono senza domande andare via dalla lezione, scegliendone un’altra —  oppure non frequentare nessuna. «Gli adulti spesso chiedono perché avete le pareti di vetro,   —  dice Sizer.  —  E io li rispondo con la domanda: secondo voi perché? La risposta tipica è: „Per poter controllare gli insegnanti“. In realtà è così perché un alunno dal corridoio potesse vedere quello che succede all’interno dell’aula ed entrare a partecipare alla lezione che gli interessa. L’anno scorso avevamo raggiunto un record: un bambino di sei anni ha frequentato tutte le lezioni di storia della quinta elementare. Per un anno intero. Neanche nell’uscire fuori dalla classe c’è una super idea. Anche questo è un diritto di base: se una persona vuole andare in bagno, può alzarsi e uscire. Bisognava inventare a fare in modo che il bambino alzi la mano e chieda il permesso. In questo senso sarei felice di essere fiero, ma fiero di che cosa? Che permetto ai bambini di fare la pipì?»
L’overdose della libertà ha un solo effetto collaterale: i e a lungo non frequentano lezioni. «Io spesso ammetto che considero la scelta una delle più importanti capacità del nostro tempo,  —  dice Sizer.  —  E se voglio sinceramente che i bambini imparassero a scegliere, allora vorrei anche che venissero a lezione con una minima coscienza e non perché li era stato detto „porta qui il tuo corpo“. A volta i bambini da altre scuole sono così traumatizzati che la parola „lezione“ nella loro mente si paragona con „il male“ oppure „l’umiliazione“. Un ragazzo non veniva a lezioni per un anno. Cosa avevo fatto? Nulla. Lui da solo ad un certo punto iniziò ad interessarsi perché gli altri ragazzi frequentavano la matematica. É venuto a vedere —  non sembrava male, qui non picchiano. All’inglese sono seduti a guardare un film. E così ha iniziato a frequentare anche l’inglese». In casi del genere c’è un incarico speciale che si chiama «amico». «Noi ci siamo resi conto che gli insegnanti sembrano dei “vecchiotti” ai bambini. Forse c’è qualcosa che ci manca. Forse bisogna raccontare qualche segreto ai bambini,  —  mi dice Dima.  —  Per l’incarico de „l’amico“ abbiamo individuato i ragazzi di vent’anni, l’amico più giovane ha diciassette anni». «Se ci pensiamo come a una famiglia, allora io sono come il fratello maggiore»,  —  mi spiega un ragazzo l’essenza del lavoro de «l’amico».

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«Una persona deve credere nuovamente di valere»
Tutto ciò che ho sentito si presenta al meglio nell’agenda della scuola. Le lezioni delle uniche “materie quasi obbligatorie” si svolgono solo nelle prime due ore. Poi agli alunni tocca scegliere. «Guarda bene: i bambini di tre-quattro anni devono fare queste scelte due volte al giorno,  —  mi mostra Sizer indicando la lavagna con le scritte colorate che funge da agenda scolastica.  —  Non posso andare contemporaneamente alla lezione di scacchi e quella del cucito; e ogni volta si fa una scelta simile. I ragazzi più grandi devono fare la scelta per un periodo più lungo —  vado alla lezione di russo (madrelingua), di inglese o di matematica». E io nella mia testa penso alle domande esigenti dei genitori:  ma il bambino  non dovrebbe acquisire un volume di conoscenze obbligatorie in tutte le materie? «E’ un’illusione,  —  dice Sizer.  —  Così siamo stati abituati noi. In quel momento dichiarano che lo studio sia il male. Che di base il mio bambino non vorrà andare a lezione, se non lo obbligo. É un concetto tutto al contrario pazzesco, perchè in realtà lo studio è una figata. É venuta una volta da me una mamma dicendo: “In un anno hanno insegnato a mio figlio odiare tutto quello che lui amava prima”. Nei momenti così i genitori attraversano dei periodi molto difficili —  loro cercano „il rimedio“. Ma esso è molto strano e paradossale: una persona deve credere nuovamente di valere. Uscire dall’aula dopo la lezione e vedere che non c’è un acchiappa bambini nel corridoio. Crederci può essere molto difficile».IMG_1211.JPG
«L’Arancia»  è probabilmente l’unica scuola al mondo, dove i bambini studiano la storia e la fisica dalla prima elementare. «Guarda,  —  mi dice Dima, togliendo la custodia dal cellulare e aprendo il palmo della mano. La custodia cade a terra facendo rumore.  —  Siamo curiosi dai primi anni della nostra vita perché questo accade. E allora perché la gravità viene studiata solo alle medie?» Faccio fatica ad immaginare la fisica per i settenni, ma in questa scuola si sente continuamente l’affronto di quello che ti hanno insegnato con la coscienza che tutto può essere diversamente. Così le lezioni di storia alla prima elementare iniziano con lo studio delle leggende dei cavalieri e delle principesse. «Nello stesso modo è stato elaborato il programma della prima elementare di fisica,  —  dice Sizer.  —  L’insegnante Sasha chiese i bambini: „Voi avete a casa degli oggetti interessanti che vorreste scoprire come funzionano, vero? Pensateci e raccontatemi alla prossima lezione quali sono“. Così si è scoperto che un ragazzino era interessato al funzionamento del rubinetto, l’altro —  la televisione, il terzo —  la microonde. Sasha si annoto tutto questo —  è così è venuto fuori il programma. Perciò alla fine della prima elementare i bambini sanno cosa sono casi comunicanti, cosa sono i pixel… Alle medie hanno già un’immagine del mondo. Se vuoi parlare con i bambini nella lingua dei libri di fisica, loro devono capire a cosa li serve».

Questo è solo la prima parte del suo reportage. Volete sapere come continua?

Fonte: http://project-splash.com

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