Emozioni che salvano la vita. 4 passi importanti all’educazione emotiva

IMG_1065.JPGCosa fate da mangiare ai bambini stasera: patatine con la coca cola o preferite cibo naturale e salutare? – Una domanda strana questa, vero? Soprattutto se ve la fa uno psicologo. Però la comunicazione, come cibo, può essere salutare e nutriente, o può essere distruttiva e deprimente.

Oggigiorno i genitori si lamentano che i bambini piccoli non ascoltano, fanno i capricci. I bambini più grandi diventano incontrollabili, scontrosi sia con i coetanei, sia con gli adulti, protestano e sono aggressivi. Coloro che non dimostrano la propria aggressione apertamente, si rifugiano nel mondo virtuale dei giochi, delle applicazioni e social network. La maggior parte dell’«espressione del proprio carattere» – è il risultato delle relazioni in famiglia.

Le ricerche di molti psicologi dimostrano che basterebbe costruire le relazioni armoniose e ricche di emozioni in famiglia, e «i bambini difficili» si trasformano in bambini sinceri e disponibili. Proprio queste emozioni, la loro espressione, il dialogo e l’accettazione, aprono i cuori e fanno avvicinare le persone tra di loro. Così nasce e si sviluppa l’intelligenza emotiva.

Ma c’è una difficoltà. I problemi dei bambini “difficili” spesso sorgono in famiglie dove i genitori stessi abbiano vissuto il rifiuto o non accettazione e molti conflitti. Noi comunichiamo con i bambini basandoci su come siamo stati trattati noi da piccoli. E spesso non sappiamo come farlo diversamente. Tutto perché lo stile comportamentale dei genitori nei confronti dei figli si solidifica nella mente dei bambini e influisce la loro psiche. Accadde nel periodo dalla nascita fino a sei anni circa. Più tardi i genitori agiscono seguendo lo scenario registrato inconsciamente. Così lo stile dell’educare viene tramandato alle generazioni successive.

I genitori, temendo di apparire deboli, nascondo le proprie emozioni. Ma mantengono un tono autorevole nella comunicazione, il quale per i bambini significa superiorità. Quando i bambini capiscono che i genitori provano le stesse emozioni (offesa, rabbia, timidezza, confusione, ammirazione, gioia), arriva una rivelazione, che cambia le relazioni in modo straordinario.

Ecco alcuni passi semplici che aiuteranno alle vostre emozioni ad esprimersi e metteranno la base per la costruzione dell’intelligenza emotiva del bambino.

IMG_1069Il primo passo – il più semplice – impariamo i nomi delle emozioni, delle sensazioni.

Ricordatevi o scrivetevi i nomi di emozioni più diverse e usateli più possibile nella comunicazione con il vostro bambino. Quando parlate di eventi del giorno passato, guardate un film, organizzate il da farsi nel weekend, quando leggete un libro insieme. E’ importante iniziare a nominare le sfumature dello stato emotivo, quando non vi coinvolgono direttamente, ma che state solamente osservando.Questo aiuterá al bambino a conoscere diversi stati d’animo, ricordare i loro nomi e iniziare a usarli nel suo vocabolario attivo.

Il secondo passo impariamo a riconoscere le emozioni di altri.
Il 70% dell’informazione dall’interlocutore ci viene trasmesso attraverso il linguaggio corporeo, con simboli e segni. Sono i gesti, la mimica, l’intonazione e il volume della voce. Osservando le persone a scuola materna, al parco, al negozio, potete supporre quello che esse provano e spiegare, come siete arrivati a questa conclusione…?

IMG_1067.JPGIl terzo passo impariamo ad ascoltare i nostri bambini.
Perché il bambino capisca che voi l’abbiate sentito e ascoltato, bisogna nominare l’emozione che prova in quel momento. Se il figlio vi si avvicina dicendo «I bambini all’asilo hanno rotto la mia macchinetta», cosa rispondete? «non fa niente, ne compriamo un’altra» — dirà la maggior parte dei genitori per spostare l’attenzione del bambino sul positivo.

«Probabilmente ci sei rimasto molto male e sei arrabbiato» — suona strano, ma per un bambino significa — Sono stato compreso. Quindi io sono importante, le mie emozioni sono accettate dai genitori e non vengono rifiutate. Questo da al bambino la realizzazione della propria importanza per i genitori: «Mi ascoltano e mi capiscono e quindi mi vogliono bene». Quando il bambino viene da voi con un suo problema, cercate di ripetere le sue parole nominando le emozioni che il bambino prova in quel momento.

Il quarto passodite quello che provate voi.

IMG_1066I genitori spesso sgridano, rimproverano, mettono in castigo i bambini, quando qualcosa li fa scontenti. Ma le loro emozioni non vengono scoperte.
E’ molto utile per entrambi raccontare le proprie preoccupazioni. Un genitore abbassa l’influenza distruttiva (prima di tutto su se stesso) dell’emozione semplicemente chiamandola per nome. Dall’altra parte il bambino capisce che sta facendo qualcosa che non deve fare, ma non si offende (perché non c’è un’accusa diretta). In queste situazioni i bambini collaborano in modo costruttivo più volentieri, diventa più facile trovare una soluzione. Per esempio, se il bambino non ha riordinato i giocattoli, voi potete dire: «Vedo i giocattoli sparsi sul pavimento e questo mi fa dispiacere molto». Non dovrete ripeterlo due volte. Provate…

I genitori che hanno iniziato ad applicare l’educazione emotiva e nominare le emozioni, dicono che è diventato molto più facile per loro a comunicare con i propri figli. Hanno iniziato a capire meglio cosa sta succedendo con il bambino e i bambini stessi diventano più aperti. Si sente la fiducia e l’empatia profonda l’uno verso l’altro. I genitori diventano più tolleranti e si trattengono meglio perché ora comprendono il motivo delle preoccupazioni del loro bambino.

La fonte: http://www.jablogo.com

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