Buone maniere oppure chi ha più bisogno di essere educato

La storia vera di una mamma
Un giorno al parco la mamma di un piccolo bambino mi disse: «Che bambina gentile che hai!» La piccola Sofia all’epoca aveva 10 mesi. Parlucchiava in modo molto buffo. Ma a dire il vero, parole come «assie» (grazie) e «avole» (per favore) si sentivano spesso nei suoi discorsi.
Ricordo il mio orgoglio e gioia dopo questo complimento. «Abbiamo una figlia gentile ed educata! Lo notano anche le persone estranee». Faccio fatica a ricordare quando c’è stato quel momento quando è cambiato tutto, e non in modo migliore. Beh, il bel libro illustrato e colorato «Le buone maniere per i più piccoli» lo leggevamo, giocavamo spesso a giochi di ruolo «Abbiamo ospiti in casa» e «Prendiamo il te con la nonna», ci scambiavamo repliche di buone maniere. Noi stessi, ci sembrava, facevamo da degno esempio…
Ciò nonostante le parole «magiche» sono proprio sparite dai discorsi della nostra figlia. A sostituirle — o, Dio! — erano: «E perché mai?», «Non lo voglio e non lo faccio!», «Dammelo subito!», «Aiutatemi subito!..» In più con intonazioni sgradevoli, con tono sgarbato, con le ciglia aggrottate sul viso arrabbiato, i piedi che scalciavano, ecc.
L’ultima goccia per la nostra pazienza di genitori è stato il comportamento di Sofia quando eravamo ospiti in casa di amici, commentato dalla padrona di casa:
— Sofia, come sei cambiata! Sei sicura che ti comporti bene e non fai arrossire i tuoi genitori?
I genitori erano convinti del contrario, e poi abbiamo convocato una piccola riunione famigliare. Oggetto: «Scortesia dell’adorata creatura». Discussioni, scambio di pensieri, ricordi, ricerche, di nuovo discussioni… Cercavamo il punto debole nella catena. All’improvviso alla porta della cucina è apparsa la nostra piccoletta assonnata in pigiama che esigeva: «Datemi da bere!» — Forse potresti dire— per favore? — ha chiesto pacificamente il papà.
— Per favore.
— Eccoti il tuo succo, e ora a letto immediatamente!!! E poi — lo sguardo di occhi color grigio-blu e voce tenera che diceva dolcemente:
— Forse anche voi potreste dire — per favore?
…Vi risparmio la reazione di stupefazione.
Però dopo quella sera quando “il soggetto dell’educazione” ci ha indicato in modo autonomo, preciso e senza appello «il punto debole della catena», il quale, si dà il caso, eravamo noi stessi (!!!), nei ricordi ci tornavano le frasi che caratterizzavano il nostro modo di parlare con la figlia. La nostra cultura del linguaggio: «Sofia, raccogli immediatamente i giocattoli!» «Sbrigati a vestirti che usciamo a passeggiare! Altrimenti rischi di passare il giorno intero in casa!» «Subito togli questo disordine!»
Quello che terrorizzava di più è che nessun altro della famiglia si permette di parlare in modo simile l’uno con l’altro. E perché allora con Sofia parliamo diversamente? Perché lei a volte è pigra e fa dispetti? Perché ci fa arrabbiare? Perché noi non temiamo di offendere in questo modo la piccolina, diverso da quando ci si rivolge con tale tono a un adulto?
Dopo molti «si» abbiamo dovuto ammettere, vergognandoci, che anche a noi ormai piuttosto «grandi» farebbe bene rileggere «Le buone maniere per i piccoli».
Grazie a Sofia, che ce lo ha indicato in tempo. Ecco che sarebbe un disastro se ci avessero detto: «Gentili genitori, siete sicuri che vi comportate bene e che non fate arrossire vostra figlia»? Per fortuna, questo non succederà più.
Non aspettate che il vostro bambino, facendo un respiro triste, si metta ad educarvi.
Siate gentili l’uno con l’altro e con i bambini. Per favore!!

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