I VOSTRI FIGLI HANNO BISOGNO DI VOI

 

Per me è stata una scoperta. Il libro “I vostri figli hanno bisogno di voi”, affronta una delle tendenze più allarmanti del nostro tempo: “orientamento ai coetanei: i ragazzi tendono a rivolgersi ai coetanei per avere indicazioni rispetto ai valori, al senso di ciò che è giusto o sbagliato e cosi gli amici prendono il posto dei genitori.

La mancanza di rispetto per gli adulti, aggressività a scuola sono molto diffuse. Perche accade tutto questo? Spesso la colpa viene data ad eccessivo uso della TV e di tablet con videocioghi. Ma non è la causa principale.

I problemi dei bambini moderni derivano dal “riorientamento” dai genitori ai coetanei. Molti bambini oggi non fanno alcun riferimento ai genitori. La carenza di affetto all’interno della famiglia impedisce ad un sano sviluppo del bambino e al trasferimento di esperienze e valori morali  di generazione in generazione.

Alcune delle affermazioni contenute dell libro confliggano con dei metodi di educazione diffusi. Per esempio gli autori ribattono l’idea che lo scopo dell’istruzione prescolastica – e la socializzazione dei bambini. Essi credono che non ci sia alcun bisogno di preoccuparsi di come insegnare ad un bambino a comunicare con i coetanei – è più importante insegnargli a communicare con i genitori e gli adulti che trasmettono la cultura; la capacità di trovare accordo con gli altri non si forma mentre si frequenta i coetanei.

Il libro mi è piaciuto moltissimo, anche se devo dire che la lunga introduzione teorica e molte ripetizioni rendono la lettura abbastanza impegnativa. Lo consiglio a tutti i genitori e insegnanti perche fornisce soluzioni  per ristabilire la giusta preminenza del legame spontaneo che unisce genitori e figli. I concetti, i principi, e i consigli pratici in esso contenuti daranno ai genitori il potere e la forza di essere per i propri figli ciò che la natura ha inteso: la fonte vera di contatto, sicurezza e calore.

Alcuni estratti dal libro:

  • Dal cap. 1 “I genitori contano più che mai”:
    Esiste un tipo indispensabile di relazione, molto speciale, senza la quale non si possono fondare solide basi per la cura e l’accudimento dei figli. Gli esperti dell’età evolutiva la chiamano relazione di attaccamento. Affinché un bambino sia ricettivo verso le cure prodigate da un genitore o un adulto, deve avere sviluppato un vivo attaccamento nei confronti di quest’ultimo, desiderandone il contatto e la vicinanza. All’inizio della vita, questa ricerca di contatto e di intimità è soprattutto fisica – il bambino si aggrappa letteralmente al genitore e ha bisogno di essere tenuto fisicamente. Se tutto si svolge come previsto, l’attaccamento evolverà in una vicinanza emotiva e, infine, in un senso di intimità psichica.
  • La relazione di attaccamento verso il genitore deve durare almeno per tutto il tempo che serve al bambino per crescere, ciò che è sempre più difficile nel mondo di oggi.
  • “Ma non dovremmo lasciarli andare?”, chiedono molti genitori, “i figli non dovrebbero essere autonomi e indipendenti?”. Certamente! Ma solo dopo aver portato a termine il nostro lavoro di genitori e solo affinchè possano essere realmente sé stessi!
    • Per avere cura dei nostri figli, dobbiamo reclamarli a noi e assumerci il compito di provvedere ai loro bisogni di attaccamento.
    • La buona notizia è che la natura è dalla nostra parte. I nostri figli desiderano appartenerci, anche se non lo sanno o non lo percepiscono, e persino se le loro parole o azioni sembrano indicare l’opposto. Possiamo reclamare il ruolo che ci è proprio di custodi e mèntori.

Dal cap. 3, “Perchè si è spezzato il legame”
Nella nostra società l’ordine naturale delle cose è stato completamente sconvolto: sin dalla più tenera età, esponiamo fiduciosi i nostri figli a molte situazioni e interazioni che incoraggiano l’orientamento ai coetanei. Promuoviamo inconsapevolmente proprio quel fenomeno che, a lungo andare, eroderà le uniche solide fondamenta su cui poggiare un sano sviluppo infantile, ossia l’attaccamento dei bambini agli adulti che ne sono responsabili.
• Per quanto possa sembrare sorprendente, gli educatori della prima infanzia, gli insegnanti e gli psicologi – per non parlare dei medici e degli psichiatri – molto di rado sono stati istruiti sull’attaccamento. 

Dal cap. 5, “Da aiuto a ostacolo: quando l’attaccamento lavora contro di noi”
• Il disastro maggiore prodotto dall’orientamento ai coetanei è l’appiattimento della naturale gerarchia genitore-figlio: i genitori perdono l’autorità e il rispetto che, nell’ordine naturale delle cose, sono legittimamente propri del loro ruolo dominante.
• L’attenzione segue l’attaccamento: più forte è l’attenzione, e più è facile assicurarsi l’attenzione del bambino.
• La nostra società è talmente sottosopra che potremmo davvero arrivare ad apprezzare il desiderio di separazione del bambino più del suo istinto a restarci accanto.
• Il bambino accetta come suo modello solo coloro a cui è fortemente attaccato. E’ l’attaccamento che rende il bambino desideroso di somigliare a un’altra persona, di assumerne le caratteristiche.
• Se un bambino fa il “cattivo”, è la relazione che dobbiamo correggere e non il bambino.
• I bambini non interiorizzano i valori, cioè non li fanno propri, fino all’adolescenza. Perciò la variazione del comportamento non significa mutamento dei valori, ma solo che la direzione degli istinti di attaccamento ha mutato corso.

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